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ABBONDANZA NEL DESERTO
Una speranza nei tempi di crisi
In questo tempo dopo l’Epifania, festa della “manifestazione” di Gesù come colui che è capace di salvare l’esperienza umana dal non senso oltre che dalla precarietà (che ha nella morte il segno culminante), troviamo nel vangelo di questa domenica il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
In un luogo deserto con presenti decine di migliaia di persone affamate (ai cinquemila uomini occorre aggiungere le donne e i bambini), i discepoli alla fine si ritrovano con dodici ceste piene dei pezzi di pane avanzati da chi aveva mangiato a sazietà… A Gesù i discepoli avevano messo a disposizione solo cinque pani e due pesci: era quanto avevano!
In un tempo di crisi come l’attuale, con famiglie che fanno fatica a tirare la fine del mese, con giovani e meno giovani che non riescono a trovare un lavoro sicuro, con milioni di bambini che muoiono ogni giorno per problemi legati alla miseria e alla fame, con centinaia di milioni di persone che ogni giorno lottano per sopravvivere (che è diverso da vivere)… noi discepoli di oggi – ai quali ancora Gesù dice: “Voi stessi date loro da mangiare” – che cosa possiamo fare? Di sicuro anche le nostre risorse non sono adeguate alla immane realtà di bisogno…
La Parola del Vangelo, Gesù, ci dà delle indicazioni precise che poi ciascuna persona può concretizzare a partire dalla propria situazione:
1) Ognuno deve sentirsi chiamato in causa: accorgersi dei fratelli in difficoltà. Lo potrà fare se non si chiude su se stesso e sui propri problemi. Nel Vangelo sono i discepoli che fanno presente a Gesù il problema della gente senza risorse.
2) Raccogliendo insieme, come comunità, ciò che si ha (non solo cose materiali… anche tempo, capacità, inventiva…), metterlo a disposizione del Signore. Il vero culto spirituale è prendersi cura del fratello, mossi dall’amore che viene dalla sorgente che è Dio, il Padre comune. È la preghiera che rende possibile l’impossibile. Nel Vangelo Gesù prende i pani e i pesci, alza gli occhi al cielo, li benedice, li spezza e li da ai discepoli da distribuire alla folla.
3) Fare in modo che nulla sia sprecato… Nel Vangelo i discepoli raccolgono quanto era stato avanzato da chi aveva mangiato a sazietà. Perché non adottare come stile di vita personale e familiare la sobrietà? Perché non stare attenti a non sprecare il cibo quotidiano (dalle notizie che ci giungono sappiamo che tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura!). Perché nel fare la spesa, per qualsiasi cosa: abiti, scarpe, auto, utensili… come nell’uso dell’acqua, dell’elettricità, del riscaldamento… nel programmare le vacanze o le feste… non usare con oculatezza i nostri soldi e le nostre risorse? Non certo per grettezza, ma per avere qualcosa da condividere con chi non ha il necessario per vivere.
Una parola di Gesù citata da San Paolo negli Atti degli Apostoli dice: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”: sono persuaso che proprio dall’affrontare la crisi (non solo economica, ma anche familiare e sociale) del nostro tempo con lo Spirito di Gesù alimentato dal Vangelo, potremo gustare nella nostra esperienza la gioia di vivere assicurata da Gesù. Non è forse la felicità che ognuno cerca in tutto ciò che fa?
Le prossime quattro giornate: della famiglia, della vita, del malato, della solidarietà siano altrettante occasioni perché ognuno approfondisca e metta in pratica il Vangelo: così si cambia il mondo!
don Giuseppe Colombo
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