Ringraziamenti di Don Andrea Lupi al termine della Messa di saluto
In queste settimane di oratorio feriale mi è capitato più volte di guardare i ragazzi, di osservare i loro volti sereni, contenti di essere insieme.
Li osservavo e pensavo che, per me, è uno degli ultimi momenti con loro; non ci sarò più io con loro e non avrò più modo di seguire, per quanto ne sono capace, la loro crescita.
Pensavo anche: "Però sono in mano tua, Signore: nelle mani più sicure; con loro ci sei Tu, poco importa che ci sia io".
È così: un prete va, un altro viene: ma Gesù rimane sempre. È ciò che conta. Da una comunità si passa ad un'altra e trovi sempre e comunque Lui, da amare e servire nelle persone che incontri.
Lui sempre e comunque, perché in Lui, nel suo infinito Cuore, ci ritroviamo tutti, anche se geograficamente distanti. Lui, perciò, dev'essere al centro della nostra attenzione di oggi.
Il rischio di celebrazioni come questa è quello di mettere al centro qualcuno che però non è il Signore.
Siete qui in tanti oggi. E di questo vi dico: Grazie, perché siete qui. Ma è importante che, a quest'ora o ad altre ore, ci siate sempre, anche le altre domeniche: a cercare Lui, che sempre «...è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero» (Sal 148).
È importante esserci per Lui. Perché uno dei più grandi fallimenti per un prete, sarebbe quello di rendersi conto di aver legato la gente a sé, ma non a Gesù Cristo. Viceversa, motivo di gioia per lui è sapere che le persone con cui ha vissuto rimangono unite a Gesù Cristo, perché lo erano per davvero anche prima; poter pensare di essere stato strumento, più o meno efficace attraverso cui lo Spirito santo ha condotto altri all'incontro con il Signore Gesù.
Ma l'essere stato strumento non è motivo per ritenere di avere meriti né di fronte a voi, né, tanto meno, davanti al Signore; è stato semplicemente il tentativo di corrispondere ad un dono.
Nei miei bilanci di fronte al Signore so comunque di essere stato manchevole in questa risposta. Sento bisogno di chiedere perdono, a Lui e a voi- perdono di tutto ciò in cui ho mancato.
Ma vorrei anche esprimere i miei sentimenti di gratitudine. Desidero ringraziare innanzitutto per questi giorni: per le tante attestazioni di stima e di affetto, per i tanti doni e le mille premure.
Grazie a chi ha pensato, preparato e animato la festa di oggi dalla messa al pranzo dopo la celebrazione.
Avete fatto e state facendo, tanto. In realtà dovrei fare io festa a voi, per ciascuno di voi: è la logica dei numeri e la matematica non è un'opinione; è molto più ciò che io da voi ho ricevuto di quanto, per grazia del Signore, posso aver dato.
È il debito tutto speciale che ho nei confronti di Santa Valeria: voi avete accompagnato i primi passi del mio sacerdozio e il cammino che ho compiuto finora: ho imparato qui a fare il prete e ad essere prete: l'ho imparato da don Lino che ha saputo essere per me padre, fratello e modello di dedizione, l'ho imparato dagli altri confratelli nel sacerdozio, ultimamente da Monsignore e don Giovanni; l'ho imparato dagli adulti, dagli anziani e dagli ammalati, da coloro che in tutti questi anni con me hanno lavorato in Oratorio, o sono stati collaboratori della Parrocchia; l'ho imparato stando con i giovani, i bambini. Se è vero che, come dicevo, posso essere stato strumento per voi nelle mani del Signore, è vero che sicuramente voi lo siete stati in mano sua nei miei confronti.
Rendiamo grazie perché il Signore ci ha fatti gli uni per gli altri strumenti di grazia, nel tratto di strada che abbiamo percorso insieme in questa parte della "Vigna del Signore" che è la comunità cristiana di Santa Valeria.
Essere strumenti nelle sue mani: è grande grazia e onore. È strumento nelle mani del Signore il prete per la gente e la gente per il prete: in modi diversi, tutti, guidati dallo Spirito, siamo operai nella Vigna del Signore, anche chi si sente inutile e non può fare altro che offrire la sua preghiera, la sua sofferenza e la propria solitudine.
E allora, voi lo state dicendo a me, io lo dico di nuovo a voi: grazie. Soprattutto insieme lo diciamo al Signore.
La tristezza del distacco, potrebbe indurre al rimpianto.
Invece è il rendimento di grazie al Signore che deve dominare il nostro cuore per il bene che ci ha donato e di cui ci ha fatto vicendevole tramite. Celebrare insieme l'Eucaristia è il rendimento di grazie più bello che possiamo rendere al Signore.
E come concludevo i ringraziamenti al termine della Prima Messa celebrata nella mia parrocchia il 12 giugno 2005, così concludo anche oggi con le parole del Salmo 115: «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?». Con l'aiuto di Dio, di Maria, sua Santissima Madre, della sua Chiesa e anche vostro, per tutta la vita «alzerò il calice della salvezza e invocherò» per voi e per me «il nome del Signore».
Grazie e buon cammino!
Don Andrea
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