{"id":302,"date":"2015-12-07T23:28:50","date_gmt":"2015-12-07T22:28:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiasantavaleria.it\/wp\/?page_id=302"},"modified":"2024-02-24T10:01:02","modified_gmt":"2024-02-24T09:01:02","slug":"storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiasantavaleria.it\/wp\/?page_id=302","title":{"rendered":"Storia"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Ricostruire il passato non \u00e8 mai agevole. E diventa tanto pi\u00f9 arduo quando mancano documenti solidi, accertati e, quindi, attendibili. Il problema si pone anche per chi voglia investigare un po\u2019 le origini di questo Santuario e del suo culto.<\/p>\n<p align=\"justify\">A quando risale il primo tempietto? Al secolo XIII, come vorrebbe Goffredo da Bussero? Questo storico (nato nel 1220 e morto nel 1289) \u00e8 autore di un prezioso &#8220;Liber notitiae Sanctorum Mediolani&#8221;, in cui ricorda anche un antico\u00a0 \u201coratorio\u201d (= chiesetta) di S.Valeria; senonch\u00e8 colloca la cappella nel vicino territorio di Mariano (\u201cin Marlano\u201d)\u00a0 e non in quello di Seregno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Errore? Inesattezza? Approssimazione? Oppure possiamo addirittura far credito a quelle voci raccolte da Don Giacomo Vergani, voci secondo cui su una parete dell\u2019antico Santuario ci sarebbe stata questa iscrizione : \u201choc templum Sanctae Valerie 161\u201d (questo tempio di S. Valeria 161)? Nella data \u2013 si argomenta-\u00a0 sarebbe scomparso l\u20191 iniziale : per cui si potrebbe pensare che il primo \u201coratorio\u201d\u00a0 sia stato edificato nel 1161.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come si vede, si naviga nell\u2019incertezza, quando si vogliono stabilire delle date. Qualcosa di pi\u00f9 possiamo dire per quanto concerne la forma del santuarietto. Don Natale Longoni, partendo da una \u201cdelineatio\u201d (= descrizione) che ancora possediamo, ha ricostruito cos\u00ec un tempietto (figura\u2026) che, a detta dei documenti, sarebbe stato eretto \u201cad immemorabili\u201d (= in data remota e imprecisata). \u201c Era \u2013 scrive Don Longoni \u2013 uno strano aggregato di edifizio, di cui la pi\u00f9 piccola porzione (una cappelletta di soli cubiti 13 di lunghezza per 9 di larghezza) rappresentava la parte propriamente dedicata al culto dei Santi Martiri tutelari. La porta principale di fronte all\u2019altare metteva nel piccolo cimitero o piazzaletto \u201cante ecclesiam\u201d, ombreggiato da piante e da gelsi. L\u2019altra porticina, pi\u00f9 piccola e ricavata nella parete sud della cappella, dava accesso ad un secondo corpo di fabbricato, il quale fiancheggiando la Chiesuola, si estendeva tra essa e la strada per una lunghezza di 25 cubiti per 12 di larghezza. Il tutto allineato sul lato destro della via che da Seregno conduceva a Meda.<\/p>\n<p align=\"justify\">Che l\u2019edificio constasse di diverse parti \u2013 di una cappella, almeno e, adiacente ad essa, di un porticato- \u00e8 confermato anche da Padre Leonetto Clivone che, visitando il 27 settembre 1567 la chiesa-oratorio, l\u2019aveva appunto descritta cos\u00ec : \u201cdivisa in duas partes\u201d (divisa in due parti).<br \/>\nQuando S. Carlo in visita pastorale nel territorio di Desio, venne a Seregno il 12-13 Luglio del 1579, trov\u00f2 l\u2019edificio fatiscente e gi\u00e0 diroccato. Ordin\u00f2 perci\u00f2 di abbattere una parte del porticato e di costruire, sulla parte restante una sacristia per custodirvi, al sicuro dai ladri, la suppellettile della Chiesa. Ordin\u00f2 ancora che i materiali di recupero della demolizione venissero impiegati per la Chiesa parrocchiale di S. Vittore. Nel 1596 non solo la demolizione non era effettuata, ma forse nemmeno incominciata, tanto da produrre da parte del visitatore, il gesuita vicentino Don Baldassarre Cipolla una seconda ingiunzione, preziosissima e adattissima, a ragguagliarci sull\u2019antichit\u00e0 stessa del tempio. Afferma, infatti, il Delegato che anche il vasto e cadente locale a sud del Santuario era stato in tempi precedenti una Chiesa, essendovisi in essa anche celebrato : \u201cA parte meridionale (Ecclesiae)\u2026.. patet accessum in locum\u2026.tecto coopertum et vetustate quasi consumptum \u2026\u2026relatum alias fuisse in eo celebratum ac fuisse Ecclesiam\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pi\u00f9 tardi nel 1611 anche il Card. Federico Borromeo (il manzoniano \u201ccardinal Federigo\u201d) venuto a visitare il Santuario, ribad\u00ec l\u2019ordine del suo grande cugino e predecessore: dato che il suddetto portico a sud del Santuario \u2013 un tempo luogo di culto \u2013 si era trasformato in un ricettacolo per gli animali e ricovero \u201cad recipiendos nefarios homines aptissimum\u201d (= adattissimo per ospitarvi i malviventi) e dato che l\u2019edificio era ormai del tutto irrecuperabile, decret\u00f2 che venisse demolito completamente e che si ampliasse, invece, con dei portici, la parte anteriore del Santuario. In questo modo il presule intendeva conferire dignit\u00e0, compostezza e nitore a questo oratorio caro alla devozione dei seregnesi e delle popolazioni vicine. Ma venne la peste: dapprima la carestia del 1627-29 e poi la peste del 1630. Questo imped\u00ec che gli ordini dei due Vescovi milanesi trovassero la loro pratica attuazione. Di pi\u00f9: sulla parete che il porticato aveva in comune con la chiesa doveva esserci dipinta l\u2019immagine della Madonna, proprio vicino alla porta che metteva in comunicazione le due parti dell\u2019edificio. Nessuno avrebbe osato rimuoverla.<\/p>\n<p align=\"justify\">Frattanto, nel 1614 una nobildonna di Seregno, Donna Maddalena Mandriana, moglie di Ercole Galbiati, aveva disposto \u2013 lasciando erede delle sue sostanze la \u201cveneranda scuola di S. Vittore di Seregno\u201d \u2013 che ogni giorno, da Pasqua a S. Martino, venisse celebrata una S. Messa nell\u2019oratorio di S. Valeria, per consentire ai devoti di questo Santuario di partecipare in esso al divin sacrificio. Pi\u00f9 tardi, questa celebrazione quotidiana venne sostituita dalla S. Messa festiva durante tutto l\u2019anno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Solo verso la met\u00e0 del secolo (1650) il vecchio edificio venne demolito per edificarvi un tempio pi\u00f9 degno. ( fig.3) \u201cOrmai la devozione alla Madonna aveva soppiantato quella dei due Santi o, per meglio dire, i due culti si erano associati, per cui si volle edificare il nuovo tempio proprio sull\u2019area del vecchio porticato, che conteneva la venerata effigie. Il popolo e il parroco &#8211; Don Giovanni Perego &#8211; avevano il permesso di fare tale cambiamento, si posero alacremente all\u2019opera, e dopo soli tre anni il Santuario era gi\u00e0 quasi ultimato, come \u00e8 stato attestato dalla relazione fatta dal Visitatore Monsignor Filippo Maria Visconti in occasione della visita pastorale avvenuta nell\u2019anno 1653. L\u2019effigie della Madonna veniva a trovarsi nella nuova costruzione sul lato nord ossia alla destra entrando e non sull\u2019altare maggiore\u201d. Nella nuova chiesa, pi\u00f9 grande e pi\u00f9 elegante dall\u2019antico oratorio, si provvide, un secolo dopo, su invito del Card. Giuseppe Archinto, allora Arcivescovo di Milano, ad ampliare e ad abbellire l\u2019antico altare della Vergine con marmi lisci a varie tinte. Anche l\u2019immagine della Vergine venne protetta con un prezioso cristallo (l\u2019oratorio rimaneva \u201cregolato\u201d dalla scuola di S. Vittore, i cui iscritti versavano abbondanti elemosine).<\/p>\n<p align=\"justify\">Il secolo scorso ha registrato una gara di generosit\u00e0 e di interventi in favore di questo tempio mariano. L\u2019 organo venne rinnovato (1806) e si provvide ad una nuova balaustra e alla nuova suppellettile (1807). Si acquist\u00f2 del terreno dal marchese Marco Antonio Odescalchi per realizzare, su iniziativa del Dott. Angelo Maria Formenti, il vasto piazzale antistante il Santuario (1811).<\/p>\n<p align=\"justify\">Pi\u00f9 tardi nel 1839 l\u2019interno della chiesa venne impreziosito da due affreschi (\u201cMos\u00e8 ed il roveto ardente\u201d e \u201cAbigail davanti a Davide\u201d) disegnati da Giuseppe Sabatelli ed eseguiti dal fratello Luigi. Due anni dopo nel 1841 venne rinnovato anche l\u2019altare della cappella maggiore, dedicato ai Santi Martiri Vitale e Valeria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1865 ( o 1862?) la chiesa venne anche ampliata. L\u2019effigie della Madonna venne trasportata, ad opera dell\u2019abate Luigi Malvezzi, sull\u2019altare maggiore, mentre per i Santi Vitale e Valeria venne costruita una cappella laterale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il campanile, dotato di tre campane, benedette dal Patriarca Ballerini, venne aggiunto nel 1881. Nel frattempo, il 15 novembre del 1831, il Papa Gregorio XVI aveva concesso l\u2019indulgenza plenaria e la nota storica inclusa nel gi\u00e0 menzionato Ragguaglio scrive in proposito: \u201cNella domenica ultima del mese di aprile, giorno in cui celebrasi nell\u2019oratorio la festa di Santa Valeria, havvi una straordinaria affluenza di popolo, che dai paesi circonvicini ed anche da lontani, mosso da devozione verso la Beata Vergine e verso Santa Valeria, viene qui a domandare e ad ottenere grazie. Nella mattina di detto giorno dalla chiesa prepositurale di S. Giuseppe in Seregno si incammina la processione a questo oratorio, nel qual giorno havvi col\u00e0 indulgenza plenaria\u2026\u2026. Verso mezzogiorno vi ha messa solenne, e a sera si termina la<br \/>\nfesta coi vesperi e colla benedizione dell\u2019Augustissimo Sacramento\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019idea di erigere un nuovo Santuario \u2013 Pi\u00f9 bello e pi\u00f9 capace, visto l\u2019afflusso crescente dei fedeli che accorrevano da ogni parte \u2013 si fece strada gi\u00e0 alla fine del secolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gi\u00e0 Don Natale Longoni . strenuo sostenitore, come s\u2019\u00e8 detto della necessit\u00e0 di costruire un Santuario pi\u00f9 ampio e fervido promotore di detta causa, riceveva il 22 settembre 1888 da Luigi Mantegazza un primo abbozzo in cui si prevedeva un edificio esagonale su cui si innestavano, quasi tentacoli, tre ampi corpi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 1906 il Card. Ferrari approvava una prima commissione destinata appunto allo studio di un progetto che si sarebbe voluto grandioso. La designazione di Mons. Dalmazio Minoretti \u2013 il prevosto di allora \u2013 a Vescovo di Crema blocc\u00f2, momentaneamente, i propositi. Il nuovo prevosto, Mons. Enrico Ratti, costitu\u00ec una nuova commissione, la quale prese in esame i diversi progetti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un primo disegno (1903) dell\u2019architetto Barbieri, svolto in diverse versioni, presentava un edificio a croce latina, turrito, massiccio, con campanili e cupole, rivestito di marmi policromi disposti in strisce orizzontali e parallele. Lo stesso architetto Barbieri, nel 1916, disegnava un nuovo progetto: un\u2019ampia navata di 36 metri con 8 cappelle laterali e un\u2019abside semiottagonale con incorporato campanile.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una terza proposta (1919) dell\u2019architetto Ambrogio Silva prevedeva pure un edificio a croce latina, con un imponente campanile gotico incorporato sulla facciata. Oltre alla chiesa, questo ambizioso progetto prevedeva anche due edifici, disposti armonicamente attorno ad essa, destinati alla casa prepositurale e ad un probabile collegio. Ma la sorte di erigere alla Madonna di S. Valeria il novo tempio tocco all\u2019Ing. Spirito Chiapetta il quale, in data 27 giugno 1922, accett\u00f2 di mettere a punto il progetto definitivo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel frattempo il prevosto Ratti aveva acquistato dalla famiglia Gheroni un appezzamento di 2800 mq. e, il 1\u00b0 ottobre di quello stesso anno, Mons. Minoretti poneva la prima pietra dell\u2019erigendo Santuario. I lavori iniziarono l\u2019anno dopo e si protrassero per sette anni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Solenni festeggiamenti coronarono il compimento del Santuario. Il 29 settembre 1930 il Card. Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, lo consacrava. Erano presenti gli Eminentissimi Card. Achille Locatelli, nativo di Seregno, e Card. Dalmazio Minoretti, gi\u00e0 prevosto di Seregno.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Santuario, a croce latina con tre navate e con absidi spaziose, ripeteva alcuni elementi dello stile gotico-lombardo. \u201c Questo gotico-lombardo- scrive Don Giuseppe Rimoldi, parroco emerito del Santuario \u2013 ha una sua sottile mal\u00eca, che ti prende al cuore e te lo tiene sospeso in una sacra commozione. Ti parla di slancio, di ascesa colle sue svelte colonne diritte e sottili come steli, colle volte ardite a sesto acuto, colle finestre altissime e strette, una ricca decorazione floreale canta nella variet\u00e0 dei simboli le glorie di Maria.<\/p>\n<p align=\"justify\">La lunghezza del Santuario \u00e8 di m. 50, la larghezza del transetto di m. 30, della nave di m. 20; la superficie totale \u00e8 di circa mille metri quadri. Sull\u2019Altare Maggiore, in un magnifico trittico di legno dorato e intagliato, troneggia la venerata immagine, restaurata e riportata su tela dal professore Francesco Anonni e dal pittore Carlo Pianca. Gli angeli che le fanno corona sono del pittore Eugenio Cisterna, mentre le pale dell\u2019altare del Sacro Cuore e di S. Giuseppe sono della nipote Letizia Giuliani. Degli stessi sono i cartoni delle magnifiche vetrate del coro e della facciata, mentre le altre vetrate sono uscite dal laboratorio del prof. Mario Albertella. I due medaglioni in bronzo sull\u2019Altare Maggiore di S. Tarcisio e S. Chiara sono dello scultore Franco Leveni. Sei magnifici candelabri di bronzo dorato, lavorati dal Guelfi su disegno del Chiapetta ornano l\u2019Altare nelle maggiori solennit\u00e0. Il pulpito, i confessionali, la credenza e il presbitero sono di Annibale Pagnoni, lavorati dagli Artigianelli, i quali fecero pure la parte lignea dell\u2019Altare Maggiore e di quelli del S. Cuore e di S. Giuseppe. Il fonte Battesimale \u00e8 su disegno dell\u2019architetto Ottavio Cabiati; la copertura in rame sbalzato fu eseguita da Riccardo Politi. Il magnifico bronzo dorato del battesimo di Ges\u00f9 \u00e8 di Salvatore Saponaro. Gli affreschi che circondano il Crocefisso e il quadro dei SS. Vitale e Valeria, come pure quelli dei quattro Evangelisti nelle lunette dell\u2019Altare Maggiore, sono del pittore Angelo Sesti. Le statue che ornano le colonne sono tutte di legno scolpito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019ottobre del 1932 venne abbattuta la vecchia chiesina. Dai due altari di marmo, quello della Madonna fu donato alla chiesa dell\u2019oratorio maschile S. Rocco e l\u2019altro, con buoni intarsi, fu collocato nella sagrestia dei quadri del nuovo Santuario (Cappella di S. Caterina). Nel marzo dell\u2019anno seguente, per l\u2019interessamento e la munificenza dell\u2019Ing. Giuseppe Cabiati, l\u2019 Amministrazione Comunale dava inizio al magnifico viale del Santuario, al termine del quale veniva eretta nell\u2019agosto del 1956 la colonna di granito con la statua della Madonna in marmo di Carrara.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 18 maggio 1944 Seregno, per bocca del suo prevosto Mons. Enrico Ratti, faceva voto alla Madonna che l\u2019avrebbe incoronata se l\u2019avesse preservata dai bombardamenti e dagli orrori della guerra. Il voto veniva adempiuto il 15 settembre 1946 e il Card. Ildefonso Schuster, a nome del Venerabile Capitolo Vaticano, poneva sulla fronte del Bambino Ges\u00f9 e della Sua Madre le preziose corone tra il delirio indescrivibile di tutto un popolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le corone sono d\u2019oro massiccio con innumerevoli brillanti e altre pietre preziose, donate dai Seregnesi. Esse sono di stile rinascimentale con motivi di oreficeria lombarda e pinnacoli, palmette e arabeschi elegantissimi. Furono disegnate dagli architetti Ottavio Cabiati e Luigi Brambilla e vennero lavorate dall\u2019orefice Merzaghi. Le corone che normalmente ornano l\u2019immagine venerata sono una fedele riproduzione delle autentiche, che sono custodite in un posto sicuro. Con decreto arcivescovile del 20 giugno 1954 il Santuario (gi\u00e0 affidato alle zelanti cure del Rettore Don Emilio Balossi) diventava Parrocchia e veniva nominato parroco Don Giuseppe Rimoldi, che si dedic\u00f2 con impegno e dedizione allo sviluppo della nuova comunit\u00e0 parrocchiale sino al 1978.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mancava il campanile: o, perlomeno, c\u2019era solo il disegno, ideato dall\u2019ing. Spirito Chiapetta, in stile gotico, come la chiesa. Per la verit\u00e0, il giorno stesso dell\u2019incoronazione della Vergine e del Bambino, era stata posta anche la prima pietra della torre campanaria. La quale, per\u00f2 venne realizzata parecchio tempo dopo\u2026\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricostruire il passato non \u00e8 mai agevole. 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